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Durante la gravidanza
Per quanto riguarda i
possibili consigli alla donna incinta sull'acqua da utilizzare, questi
derivano dalla conoscenza di precisi dati fisiologici che caratterizzano
la gravidanza. L'organismo modifica normalmente i propri meccanismi
funzionali in modo da adattarsi al nuovo stato fisiologico,
caratterizzato in questo caso, dallo sviluppo di un altro essere:
aumento di circa il 20 % del metabolismo basale, variazione dei
parametri endocrino-metabolici, variazione di alcune funzioni digestive
come il tono della parete del tubo gastro-enterico, della motilità
gastro-intestinale, dell'attività secretoria gastrica che in genere
risultano depresse (sono infatti noti i problemi di stipsi che compaiono
frequentemente durante la gestazione). Si osserva inoltre un aumento
della capacità di assorbimento del ferro, del calcio e della vitamina
B12 come conseguenza delle aumentate necessità metaboliche, un
incremento delle funzioni dell'apparato uroescretore dato dall'aumento
dell'ultrafiltrazione glomerulare, del riassorbimento tubulare, un
incremento dell'acqua corporea e del volume del plasma, della
diminuzione della quota delle albumine plasmatiche.
Si propone inoltre la
necessità di considerare altri ioni nella dieta, come lo zinco, il rame,
il magnesio, il manganese, indispensabili per la sintesi di molecole con
importanti ruoli nel raffinato biochimismo metabolico.
Alla luce di queste
notizie di fisiologia, si può iniziare con il raccomandare durante tutto
il periodo dello stato gravidico, non complicato da processi patologici,
l'assunzione di circa due litri di acqua al giorno (possibilmente con
composizione controllata, nota e batteriologicamente pura,
caratteristiche rispettate da un'acqua minerale imbottigliata a norma di
legge), che risulti classificata, in base al suo residuo fisso (R.F.)
come leggermente mineralizzata, oligominerale, o comunque con un valore
di residuo fisso non superiore a 200mg/l e con bassi valori di nitrati
(optare per acque con valori al disotto dei 10 mg/l per il noto rischio
di provocare metaemoglobinemia). Si consiglia inoltre di alternare
un'acqua a media mineralizzazione, con residuo fisso di almeno 500 mg/l,
preferendo le acque definite calciche (con un tenore di tale ione
superiore ai 150 mg/l).
Opportuna risulta la
scelta, preferibilmente a cicli, di un'acqua sempre a media
mineralizzazione, ferruginosa (contenete il ferro in forma bivalente in
concentrazioni superiori ad 1 mg/l) in modo tale da sopperire alle
aumentate esigenze di questo elemento.
Durante l'allattamento
Durante
l'allattamento occorre garantire una dieta sufficiente ed equilibrata
sia alla mamma che al neonato. E' quindi opportuna un'attenta
considerazione circa l'apporto calorico (l'organismo della donna produce
latte richiedendo un supplemento energetico di circa 700-900 Kcal
giornaliere) che viene sopperito da un supplemento proteico di circa 20
g. al giorno di grassi prevalentemente di origine vegetale e di
vitamine. Inoltre per il fabbisogno di minerali bisogna garantire una
quota di calcio pari a 1000-1200 mg al giorno visto che lo ione viene
perso attraverso il latte.
La diminuita
escrezione di calcio attraverso i reni risulta un utile meccanismo di
compenso fisiologico, ma non sufficiente comunque a coprire la maggiore
richiesta che pertanto esige un garantito ed aumentato apporto.
L'apporto idrico deve considerare le necessità legate all'allattamento,
comportante la perdita di liquidi, che possono essere ripristinati con
l'assunzione di acqua minerale.
L'accorgimento di
alternare un'acqua oligominerale con una a media mineralizzazione,
preferibilmente calcica e/o ferruginosa è un dettaglio da non
sottovalutare. Si consiglia di verificare sempre sull'etichetta la quota
di nitrati presenti, che non deve superare i 10 mg/l.
In pediatria
In età nipiologiche
si consigliano, per la ricostituzione di latti formulati, acque minerali
naturali minimamente mineralizzate, (contraddistinte da un valore di
residuo fisso inferiore a 50 mg/l) e acque oligominerali (residuo fisso
fino ad un massimo di 200 mg/l), possibilmente con pH inferiori a 7 (6,5
- 6,8) in modo che vengano raggiunti due fondamentali obiettivi:
1) un minore impegno
secretorio gastrico, visto che la funzione è ridotta nel bambino
rispetto all'adulto, soprattutto nei primi mesi di vita;
2) un più facile
raggiungimento del pH 4,7 che corrisponde al punto isoelettrico della
proteina caseina.
Attuando i due punti
sopra illustrati si viene ad ottenere una migliore flocculazione delle
proteine del latte e quindi una più facile digestione dell'alimento.
Per quanto riguarda
le diluizioni del latte vaccino e per le esigenze idrico-saline si
consigliano: oligominerali o mediominerali, acque che abbiano un habitus
ionico classificato come bicarbonato-calciche. Anche nel lattante è bene
non usare in modo indiscriminato acque ipotoniche, ma sarebbe logico
inserire saltuariamente nell'ambito del periodo dietetico acque con più
ricca mineralizzazione, meglio quelle definite bicarbonato-calciche le
quali esercitano un'azione positiva sulla digestione del latte.
Le esigenze di un
organismo in accrescimento, come quelle di un bambino nel suo pieno
sviluppo, richiedono in primo luogo di quei sali minerali che risultano
contenuti in diversi alimenti solidi, liquidi e nell'acqua con
sufficiente mineralizzazione, senza determinare un maggiore impegno
funzionale esecretorio da parte dei reni. In questi casi possono essere
consigliabili acque minerali con R.F. a 180°C compreso tra i 250 e i 500
mg/l; sempre logica e giustificata può essere l'introduzione sporadica
di un'acqua a residuo fisso più elevato con le caratteristiche di una
bicarbonata-calcica e con una equilibrata presenza di mineralizzatori.
Una raccomandazione
resta sempre quella di scegliere acque con valori bassi di nitrati
(NO3), sempre al disotto di 10 mg/l.
L'acqua per lo sportivo
Nell'atleta
calcolando i vari fattori che contribuiscono al dispendio energetico (il
metabolismo basale, le normali attività fisiche, gli impegni
lavorativi), si deve considerare il costo energetico legato all'attività
sportiva praticata, distinguendo lo sport agonistico da quello
amatoriale.
Chi svolge attività
sportiva, necessita di una attenta e studiata dieta alimentare, che
tenga conto sia dello stato di salute fisico che psichico, in relazione
al'impegno funzionale e metabolico che l'organismo deve affrontare. Un
regime dietetico valido terrà quindi conto delle spese energetiche che
la disciplina sportiva praticata prevede ed in base alle quali dovrà
essere personalizzato, considerando inoltre variabili quali: intensità,
durata, clima, temperatura, ecc... Con la sudorazione abbondante vengono
persi anche elettroliti come cloro, sodio e potassio (la cui carenza
provoca contratture muscolari); lo sforzo fisico prolungato induce
inoltre uno stato di acidosi metabolica. Tali modificazioni vengono
parzialmente compensate dall'organismo, ma possono richiedere un
accresciuto apporto di sali minerali e di bicarbonati.
Un'intelligente
alimentazione dello sportivo deve essere programmata in base ai tre
momenti di impegno fisico che l'atleta vive, precisamente: L'allenamento
o momento di preparazione, la competizione o momento agonistico puro, il
post gara o momento di recupero delle condizioni psicofisiche.
Durante l'allenamento
per quanto concerne la quota idrica è da consigliare un volume di acqua
giornaliero di 1,5 litri con le caratteristiche di una
bicarbonato-alcalino-terrosa (dato il biochimismo della fatica) da
consumarsi nell'intervallo tra i pasti, mentre uno o due bicchieri di
acqua non gasata saranno consumati durante i pasti (per non diluire i
succhi gastrici e rendere più lenta la digestione).
Il giorno della
competizione è da suggerire un buon consumo di acqua minerale, da
assumersi a temperatura ambiente e a piccoli sorsi; si sconsiglia di
bere troppo durante la gara, sono assolutamente vietate bevande
ghiacciate, gasate o con forti quantità di sali minerali.
Almeno un'ora e mezza
o due ore prima della gara, in maniera da creare condizioni favorevoli
all'eliminazione di metaboliti tossici prodotti dalla fatica fisica è
consigliabile dare inizio al consumo con piccoli sorsi e a temperatura
ambiente di circa 500-700 ml di acqua con residuo fisso di almeno 500
mg/l, con prevalenza ionica bicarbonato alcalino terrosa, addizionata di
circa 35 g di glicerina, che permette di trattenere più a lungo l'acqua
nell'organismo; questo accorgimento risulterebbe utile soprattutto in
previsione di gare che comportino abbondante sudorazione (maratone).
Il giorno dopo la
gara l'assunzione di liquidi ha lo scopo di favorire l'eliminazione
delle scorie azotate e correggere l'acidosi determinata dalla fatica
muscolare, e a questo proposito ed anche per reintegrare le perdite
idriche si consiglia di bere 2-2,5 litri di acqua a media
mineralizzazione bicarbonato alcalina.
Nella terza età
Risulta difficile
considerare il soggetto anziano completamente libero da qualsiasi
"acciacco" o patologia cronica come ad esempio l'arteriosclerosi o
l'ipertensione. Nel consigliare un'acqua minerale a queste persone noi
qui valutiamo l'ipotesi di un soggetto senza patologie in atto, ma che
comunque presenti parametri fisiologici di un organismo invecchiato.
L'acqua rappresenta
il 75% del peso corporeo del lattante, ma solo il 53% del soggetto
maschio anziano ed il 46% dell'anziano di sesso femminile. Da questo si
deduce che la quota di acqua che costituisce un organismo varia con
l'età ed il sesso. L'acqua rappresenta l'elemento per la sintesi di
molecole ed il mezzo nel quale si svolgono le numerosissime reazioni che
avvengono nell'ambito del complesso metabolismo cellulare
dell'organismo; l'acqua è il costituente più rappresentato grazie al
quale tante sostanze si possono dissociare in ioni assolvendo in questo
modo a quel preciso ruolo di principio attivato nel complesso e delicato
"biochimismo" della materia vivente.
Quando si instaura
uno sbilanciamento idrico, nel senso che le perdite idriche superano le
entrate, si accusa la sete, una sensazione avvertita grazie ad un centro
nervoso (ipotalmico) che se stimolato porta l'individuo a bere.
L'anziano ha il meccanismo della sete "poco pronto" e considerando che
la terza età viene proprio caratterizzata da una disidratazione
tissutale in rapporto con l'aumentare degli anni, questo ci induce a
consigliare agli anziani, senza particolari problemi di salute, di bere
in abbondanza acqua minerale naturale oligominerale con basso residuo
fisso, alternandola con un'acqua a residuo fisso intorno a 300-500 mg/l
in modo che la prevalente assunzione di un'acqua a basso r.f. permetta
una giusta idratazione senza che questo comporti un eccessivo impegno
metabolico nella funzione renale escretoria.
Nell'anziano iperteso
a completamento della dieta, va suggerita un'acqua leggermente
mineralizzata a bassa concentrazione in sodio (inferiore a 20 mg/l).
Come scegliere
Da quanto esposto è
chiaro come il prevalere di una o dell'altra sostanza ed il loro
abbinamento possa più o meno determinare le indicazioni all'uso di
un'acqua piuttosto che di un'altra. Ma come orientarsi per scegliere una
buona acqua da tavola che sia sicura anche per i bambini? Ecco 5 criteri
che permetteranno a chiunque di fare una buona scelta:
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imparare a
leggere bene in etichetta le caratteristiche dell'acqua,
privilegiando le oligominerali e le mediominerali quali bevande da
tavola per tutti (gassata o no). Per altre esigenze riflettere bene,
eventualmente consigliandosi con il proprio medico.
-
evitare le acque
eccessivamente addizionate di anidride carbonica, sono più
dissetanti ma procurano acidità.
-
leggere
attentamente i valori di residuo fisso, nitrati, sodio, fluoro e
solfati: contenuti elevati di queste sostanze possono avere
controindicazioni.
-
controllare
l'integrità del contenitore e la data di scadenza. pur non essendo
un prodotto deperibile, le acque in contenitori di plastica
andrebbero bevute entro i 10-12 mesi, quelle in bottiglia di vetro
12-16 mesi.
-
Attenzione ai
prezzi, non è detto che le acque più care debbano essere per forza
le migliori.
Possiamo quindi
concludere aggiungendo che nel periodo invernale conviene utilizzare
acque leggere poco mineralizzate, con pH leggermente acido, in quanto
favoriscono lo smaltimento delle scorie metaboliche che si accumulano in
seguito all'alimentazione iperproteica e ricca di grassi, mentre nel
periodo estivo, per far fronte alla continua perdita di sali minerali a
causa dell'abbondante sudorazione, si dovrebbero bere acque minerali
ricche di sali.
Ciascuna acqua ha il suo sapore
Come già detto, le
acque minerali non sono tutte uguali, possono avere più o meno gusto,
più o meno personalità, proprio come il vino.
Gusto e personalità
dipendono soprattutto dalla loro mineralizzazione, ma il sapore
dell'acqua può essere modificato anche dalla percentuale di anidride
carbonica. Le acque minerali più leggere sono le meno identificabili, a
pochi milligrammi di residuo fisso, corrispondono acque pressochè
indistingubili al palato, mentre l'aumentare dei sali disciolti e il
tipo di gasatura, conferiscono loro una precisa identità: alcune
presentano infatti un piacevole sentore acidulo, altre lasciano in bocca
una sensazione di leggerezza e freschezza, altre ancora hanno un
retrogusto amarognolo e calcareo. Quanto all'effervescenza, le acque
minerali così dette frizzanti, presentano una vasta gamma di perlage,
questo dipende dalla quantità di gas presente.
E' interessante
vedere come sulle tavole di casa siano preferire acqua "organoletticamente
inerti" (che sanno di poco), mentre nei ristoranti solitamente si
trovano acque più saporite e corpose.
Come per il vino
anche per le acque minerali esistono semplici regole per esaltarne il
gusto. Quelle "piatte" (non gasate) non andrebbero mai bevute fredde, la
bassa temperatura anestetizza le papille gustative e nasconde le
caratteristiche organolettiche dell'acqua.
Le "frizzanti"
(naturali e non) al contrario vanno gustate fredde e possono
accompagnare cibi conditi, l'effervescenza aiuta a "pulire la bocca" e
favorisce la digestione.
Infine come per il
vino anche l'acqua minerale ha bisogno, per essere apprezzata a pieno
gusto, del bicchiere. La forma non interferisce in modo decisivo sulla
degustazione dell'acqua piatta, tuttavia per quella frizzante, sarebbe
indicato un bicchiere a calice, in modo che la temperatura fresca
dell'acqua venga alterata il meno possibile dal contatto della mano sul
vetro.
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